Pensiamo alle prime forme di comunicazione che utilizza il bambino per entrare in relazione con l’adulto che si prende cura di lui, abbiamo visto nei precedenti articoli che queste sono di natura prettamente corporea, e vengono chiamate mediatori della comunicazione: voce, sguardo, gesto, oggetto. Per il bambino il corpo è un mezzo, un linguaggio per esprimere ciò che prova e che sente, per comunicare e relazionarsi con adulti e bambini, per conoscere l’ambiente e apprendere dall’esperienza vissuta.
Teniamo presente però che tutte le interazioni interpersonali si basano su forme di comunicazione: verbali e non verbali. Quando comunichiamo con l’altro, infatti, mandiamo contemporaneamente due messaggi: uno verbale fatto di parole e uno non verbale che trasmette informazioni attraverso i mediatori della comunicazione (sguardo, gesto, tono di voce), la postura del corpo, l’espressione del viso, i tempi e l’intensità delle risposte. A livello neurologico, la parte destra del cervello è la responsabile dell’invio e della ricezione dei segnali non verbali, oltre che della regolazione degli stati emozionali; l’emisfero cerebrale sinistro è specializzato invece nell’elaborazione dei dati verbali. Questo significa che possiamo produrre pensieri basati sul linguaggio e sulle parole che non necessariamente corrispondono alle nostre sensazioni interne e alle nostre emozioni, allo stesso modo possiamo ricevere informazioni verbali dall’altro che possono non corrispondere ai suoi stati emozionali.
Perché accade questo? I contenuti non verbali trasmessi da un interlocutore attraverso l’emisfero destro vengono prodotti in modo inconscio e altrettanto inconsciamente vengono percepiti dall’altro, questi contenuti hanno un profondo impatto su come ci sentiamo mentre interagiamo con l’altro ma vengono padroneggiati poco, soprattutto dall’adulto. E’ come perdere una sensibilità che da bambini abbiamo avuto ma che durante il processo di crescita abbiamo lentamente smesso di allenare. I segnali che vengono inviati dall’emisfero destro di una persona influenzano direttamente l’attività dell’emisfero destro dell’altra, allo stesso modo le parole che originano dall’emisfero sinistro dell’uno attivano la parte sinistra dell’altro. Quando i messaggi verbali e non verbali sono in accordo la comunicazione ha un senso ed è percepita come coerente ed autentica. Se invece i segnali verbali e non verbali mandano messaggi differenti e conflittuali allora la comunicazione risulterà difficile da comprendere perché poco chiara e poco coerente.
Nel corso dei primi due anni di vita del bambino le attività dell’emisfero destro hanno un ruolo dominante, a livello anatomico sappiamo che in età prescolare la struttura che collega i due emisferi cerebrali (chiamata corpo calloso) è ancora immatura. I bambini, soprattutto quelli più piccoli, hanno bisogno di comunicare con i genitori in maniera non verbale. In questa fase dello sviluppo i bambini incominciano a cimentarsi con la capacità di abbinare le parole ai sentimenti, ma spesso risulta molto complicato tradurre in parole le sensazioni ed emozioni provate! L’approccio migliore per interagire con un bambino potrebbe essere parlare la sua lingua avviando una comunicazione che privilegia il canale non verbale e che attiva l’emisfero destro sede di sensazioni, percezioni, emozioni e sentimenti. Il bambino, infatti, è in grado di comprendere entrambi i messaggi trasmessi dall’adulto (verbale e non verbale), ma ha una sensibilità in più, in quanto sa cogliere meglio il messaggio non verbale che viene poi confrontato con il contenuto del messaggio verbale per trovare o meno corrispondenza. Quanti messaggi incoerenti mandiamo? Vale a dire messaggi che con un canale esprimono un contenuto ma con l’altro ne comunicano un altro? Noi adulti siamo molto più abili con il canale verbale ma il bambino coglie prima e meglio quello non verbale, canale che però noi tendenzialmente controlliamo e padroneggiamo poco, ecco che spesso nascono le difficoltà educative, ecco che spuntano i capricci, ecco che si va incontro alla prime incomprensioni. Un bambino può sentirsi disorientato difronte ad una comunicazione ambigua e incoerente a causa di una mancata corrispondenza tra segnale verbale e non verbale.
Il mondo dell’adulto in genere pone un’enfasi maggiore sull’utilizzo di modalità di comunicazione proprie dell’emisfero sinistro, che privilegiano l’uso della logica e del linguaggio. Per l’emisfero destro può risultare difficile trovare il proprio spazio! Ricordiamo che le attività dell’emisfero destro svolgono un ruolo essenziale nei processi di autoregolazione, nello sviluppo di un senso di sé e nello sviluppo di relazioni basate sull’empatia. Le funzioni dell’emisfero destro nei bambini vanno quindi tutelate, incoraggiate e va favorita lo loro integrazione con quelle proprie dell’emisfero sinistro per raggiungere uno stato di equilibrio interno e benessere. Un adulto è bene apra i suoi canali di comunicazione riattivando la parte destra del cervello, in modo da poter entrare in sintonia con quelli che sono i suoi stati d’animo interiori, le sue sensazioni, le sue emozioni per poter esprimere al bambino i propri sentimenti in maniera semplice, diretta e non aggressiva. Le sensazioni sono alla base della vita mentale, una coerente conoscenza di sé dipende dalla consapevolezza che abbiamo rispetto ai nostri stati interni e alle relative sensazioni. Parliamo con i bambini delle sensazioni, nostre e loro, chiediamo a noi stessi e ai bambini quali sono i segnali che i nostri corpi stanno inviando, concentriamoci su di essi e riflettiamo sul significato che hanno per noi e per loro (lo stato dello stomaco, la tensione dei muscoli del collo, il battito del cuore,…). Se prestiamo attenzione a questi messaggi non verbali impariamo a conoscere noi stessi e i bambini, se manifestiamo le nostre sensazioni ed emozioni in modo corretto diamo ai bambini la possibilità di apprendere da un modello positivo. I bambini imparano ad entrare in contatto con i contenuti emotivi propri e altrui non tanto ascoltando le nostre parole, quanto osservando come rispondiamo a livello emozionale. Ecco che i bambini imparano ad essere empatici. Ecco che i bambini imparano a rispettare il proprio sentire e quello altrui.
Bibliografia:
Vecchiato M. “Il gioco psicomotorio”
Siegel D. J., Hartzell M. “Errori da non ripetere. Come la conoscenza della propria storia aiuta ad essere genitori”
Siegel D. J. “La mente relazionale”
