Corpo, Gioco e Apprendimento

Abbiamo visto nei precedenti articoli come il corpo eserciti un ruolo centrale nella costruzione e sviluppo della personalità del bambino e come sia importante prendersi cura della dimensione corporea (intesa come corpo che veicola emozioni e come mezzo per esprimersi e conoscere) per potergli garantire un processo maturativo equilibrato. Educare il corpo per educare la mente, ma non solo…

Corpo e mente devono ricevere la stessa cura ed attenzione e vanno educati a dialogare tra loro, l’apprendimento infatti è possibile solo se viene offerta al bambino la possibilità di stimolare entrambe queste dimensioni: cognitiva e corporea. Per quale motivo è importante far dialogare corpo e mente? Numerosi studiosi e ricercatori nell’ambito della psicomotricità e della pedagogia (Duprè, Wallon, Schilder, Piaget, De Ajuriaguerra, Soubiran, Montessori, Vayer) hanno dimostrato come il bambino sviluppi la conoscenza di sé e del mondo soprattutto attraverso le esperienze vissute con il corpo e il movimento; sono stati in seguito gli studi di Lapierre e Aucouturier a dimostrare come lo sviluppo dei processi mentali nel bambino avviene in modo graduale grazie alla spontanea ripetizione di esperienze motorie all’interno di un contesto che risulti idoneo all’espressione di sé. La mente si costruisce dunque partendo dall’esperienza vissuta attraverso il corpo. In questo contesto di cui parlano i due studiosi il bambino deve essere lasciato libero di sperimentare spontaneamente lo spazio, gli oggetti e le situazioni proposte dall’adulto, infatti, vivere concretamente le esperienze attraverso il corpo, il movimento ed il gioco le fa comprendere meglio e più velocemente (pensiamo per esempio a concetti quali grande-piccolo, alto-basso, dentro-fuori, sopra-sotto, vicino-lontano, veloce-lento).

Lapierre e Aucouturier parlano in questo senso di educazione vissuta, concetto che sottolinea l’importanza di sostenere nel bambino l’apprendimento attraverso le esperienze pratiche vissute con il corpo e il movimento, adottando una modalità di insegnamento non direttiva. Il bambino impara facendo. Il bambino impara toccando, sperimentando con le sue mani, con il suo corpo ciò che successivamente viene interiorizzato e diventa conoscenza.

In Psicomotricità Relazionale offriamo al bambino questo contesto di gioco spontaneo che ben presto diventa un contesto di scoperta, grazie alla presenza di vari oggetti e materiali che diventano per il bambino degli stimoli con caratteristiche specifiche tutte da scoprire. Ecco che,  avere per esempio a disposizione delle palle di diverse grandezze, consistenze, materiali e colori diventa un vero e proprio laboratorio di scoperte e occasione di apprendimento di concetti come grande-piccolo, leggero-pesante, duro-morbido, nonché apprendimento di colori e di performance motorie da mettere in campo con l’oggetto in questione (lancio in alto, lancio in basso, faccio rotolare, faccio saltare, tiro all’altro, mi ci siedo sopra..). Ecco che, quando il bambino ha la possibilità di giocare con una semplice scatola di cartone, familiarizza con concetti spaziali come dentro-fuori, sopra-sotto, pieno-vuoto.

L’apprendimento concreto, vissuto, sperimentato è garantito, il divertimento anche. Ma senza divertimento l’apprendimento è ugualmente possibile? Lo scopriremo assieme nel prossimo articolo!

Bibliografia:

Mauro Vecchiato “Il gioco psicomotorio. Psicomotricità psicodinamica”

Mauro Vecchiato “Psicomotricità relazionale. Le mappe emotivo-comportamentali dall’infanzia all’adolescenza”

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