CORPO e GIOCO nello sviluppo del bambino

Sin dalle prime ore di vita il bambino ha la capacità di riconoscere ciò che accade intorno a lui,  egli guarda, osserva volti umani, ne segue i movimenti e le azioni che hanno lo scopo di preservare il suo benessere: carezze e contatti, che soddisfano il suo bisogno di accudimento, rassicurazione, regolazione emotiva; gesti e parole che rispondono al bisogno di regolazione fisiologica (stabilizzazione dei cicli sonno-veglia, fame-sazietà); modalità comunicative che rispondono al bisogno di affermazione ed esplorazione. Il bambino però non riceve in modo passivo le cure e le attenzioni, al contrario, egli è biologicamente predisposto a stimolare le interazioni sociali, oltre che a rispondere. Come lo fa? Con un linguaggio non verbale, in particolare attraverso il corpo.

Al momento della nascita il bambino sa avviare una relazione adeguata con il mondo, usa spontaneamente delle strategie comportamentali che sono iscritte nel suo DNA; si tratta di strategie di natura corporea messe in atto per entrare in relazione con le persone, pensiamo per esempio allo sguardo, al pianto, al sorriso, alle posture di apertura e contatto del corpo. A volte non ci si rende conto del fatto che sono in corso delle interazioni sociali tra genitori e bambino mediate dalla comunicazione non verbale, anche quando lo scopo potrebbe apparire di natura non sociale e non interattiva come ad esempio cambiare o nutrire il bambino. Questo accade in quanto il bambino è fortemente attivo nella relazione, si motiva e sa motivare chi si prende cura di lui attraverso un dare e ricevere reciproco. Il corpo del bambino dunque parla, comunica e lo fa fin da subito, e noi fin da subito ascoltiamo e rispondiamo in maniera del tutto spontanea.

Progredendo lungo le tappe dello sviluppo, il bambino utilizza il corpo per  muoversi, esplorare agire e apprendere. Il pensiero umano, e quindi l’intelligenza, nascono dall’esperienza concreta vissuta con il corpo, questo infatti è cronologicamente coinvolto per primo nello sviluppo della personalità ed è pertanto il propulsore della mente. Crescendo, il canale privilegiato attraverso il quale il bambino utilizza il suo corpo è proprio il gioco, un’attività serissima grazie alla quale continua la scoperta-conoscenza di sé e del mondo e che diventa un linguaggio specifico che gli permette di esprimersi.

“Il gioco è il lavoro del bambino” cit. M. Montessori

Bibliografia:
Mauro Vecchiato “Il gioco psicomotorio. Psicomotricità psicodinamica”
Mauro Vecchiato “Psicomotricità relazionale. Le mappe emotivo-comportamentali dall’infanzia all’adolescenza”
Daniel N. Stern “Il mondo interpersonale del bambino”

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